
Il giorno 20 noleggiamo un’auto targata FCK e ci avventuriamo nel resto dell’isola. Ecco le principali tappe:
L'entroterra

Appena usciti da Maspalomas ci aspetta lo spettacolo desolante e magnifico della Brullitudine dell’entroterra canario. Terra arsa e rossa, terra di sud, terra di dove finisce la terra, direbbe Capossela.

Una terra arida con pochi arbusti e strani alberi, cactus, piante grasse e più fichi d’india della Calabria.

La Brullitudine si estende quasi ovunque e fa assomigliare il tutto al Gran Canyon, per chi come noi il Gran Canyon non l’ha mai visto. Ci addentriamo in questi paesaggi da Wile Coyote finchè non arriviamo alla cittadina(ma cittadina è una parola grossa, diciamo assembramento di case) di Fataga.
Fataga
Fataga è un piccolo labirinto di casette bianche, un paese veramente fuori dal mondo. In questo paesino i cani fanno le vedette sui tetti, come potete vedere dalla foto.

Le case sono così basse che ci salgono persino i cani.
A Fataga ci sono degli studi di artisti di vario tipo ma è mattina, talmente presto che sono tutti chiusi.
In 10 minuti giriamo tutto il paese e ripartiamo.

Roque Nublo


Dopo una serie di curve in macchina e una breve camminata si arriva allo spettacolare Roque Nublo. Un ammasso di enormi sassi arancioni, proprio di quelli che cadono in testa a Wile Coyote.
Qui vedo una piccola iguana selvatica!!!


Dopo l’esperienza del Roque Nublo faccio desistere Luca dall’andare sul Picco de Las Nieves, 1900 metri di altezza…insomma, non siamo mica Messner.
Il karma mi punirà nel viaggio di ritorno, come vedremo dopo.

Teror

Teror è un paesino senza infamia e senza lode, che Luca ha odiato. Io credo lo abbia odiato perché non abbiamo trovato un posto decente dove mangiare. Oddio, un posto carino c’era ma il proprietario si ostinava a volerci far sedere fuori al freddo pur avendo posti liberi all’interno. Una rapida girata di palle e ce ne siamo andati, optando per un barettino mediocre.
Las Palmas
Sulla Via della Brullitè in realtà ci sono delle zone abbastanza verdi, spesso con un sacco di palme.
Paradossalmente il posto con meno palme di Gran Canaria è la sedicente Las Palmas.
Di Las Palmas questa volta vediamo solo la spiaggia di Las Canteras (che liquiderei con un ‘niente di eccezionale’) e il lungomare (Paseo de Las Canteras), molto carino e pieno di locali e bar dove abbiamo avuto difficoltà a trovare un gelato che non costasse l’iradiddio.

La costa ovest

Se come me avete paura delle strade a precipizio sul mare non percorrete MAI la costa ovest di Gran Canaria. E'’uno strapiombo infinito su strade di montagna piene di curve e solo un guardrail vi separa dall’Abisso.

Nonostante sia un posto dove una disattenzione può costarvi la vita può capitarvi che un camion percorra le curve a tutta velocità incurante della pericolosità della sua esistenza…
Da brividi. Pensavo di morire a ogni curva. Per fortuna è passato.
Puerto de Mogan
Dopo il terrore provato sulle strade della costa ovest, arrivare a Puerto di Mogan è stato come un bel risveglio alla fine di un incubo. Non fatevi fuorviare dal fatto che la chiamino ‘La piccola Venezia’ o stronzate del genere solo perché ha due o tre canali: venezia è un'altra cosa.
Ciò non toglie che Puerto de Mogan sia davvero un posto carino.
La cosa più emozionante è stato arrivare giusto in tempo per goderci il tramonto sull’oceano, seduti con altri ragazzi da tutta Europa, accompagnati in questo momento dalla magica musica di Mosè, musicista italiano giramondo, che pizzica le corde della sua chitarra in modo ipnotico e rilassante.

Dopo una bella cena sostanziosa in uno dei tanti ristorantini di Mogan, finalmente arriviamo a casa, con qualche anno di vita in meno e qualche emozione in più.















